Solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale

Venerdì, 19 Marzo la Chiesa celebra la Solennità di San Giuseppe, Sposo di Maria. Le Sante Messe con il “dono di speciali Indulgenze” alle ore 7.3o, 9.oo e alle 18.oo.

Con la Lettera apostolica “Patris corde – Con cuore di Padre”, il Papa Francesco ricorda il 150.mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa universale.
Ad accompagnare la pubblicazione della Lettera apostolica c’è il Decreto della Penitenzieria Apostolica che annuncia lo speciale “Anno di San Giuseppe” (all’8 dicembre 2021) indetto dal Papa e la relativa concessione del “dono di speciali Indulgenze”. Indicazioni specifiche vengono date per i giorni tradizionalmente dedicati alla memoria dello Sposo di Maria, come il 19 marzo e il 1.mo maggio (le Sante Messe alle 7.3o9.oo e alle 18.oo), e per malati e gli anziani “nell’attuale contesto dell’emergenza sanitaria”.

Il personaggio di S. Giuseppe, è sempre stato molto venerato dal popolo romano. Di questo sono testimonianza le tante chiese costruite a Roma in suo onore, e la grande diffusione del nome Giuseppe o Giuseppina tra la gente. Per questi motivi il 19 Marzo è sempre stata una data particolare a Roma. La celebrazione del 19 marzo ha origini antichissime. La festa cristiana di San Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, si innesta su riti di origine pagana, con un collegamento in primo luogo di calendario: il 19 marzo è, infatti, la data alla vigilia dell’equinozio di primavera in cui si svolgevano gli antichi riti dionisiaci di propiziazione e fertilità, i baccanali, poi vietati anche a Roma per l’eccessiva licenziosità dei costumi.
La festa cattolica ha origine nella Chiesa dell’Est e venne importata in Occidente e nel calendario romano nel quindicesimo secolo, con la data fissata al 19 marzo. Pio IX dichiarò San Giuseppe Patrono della Chiesa universale nel 1870, mentre Pio XII° stabilì che la data del 1° maggio fosse dedicata a San Giuseppe lavoratore.
Alla sua figura di patrono dei falegnami e degli artigiani viene associata anche quella di protettore dei poveri, perché come poveri in fuga Giuseppe e Maria si videro rifiutata la richiesta di un riparo per il parto.
A Roma la festa di San Giuseppe è sempre stata accompagnata da grandi festeggiamenti: nella Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, al Foro, la confraternita dei Falegnami organizzava solenni festeggiamenti e banchetti a base di frittelle e bignè, da cui il detto romano “San Giuseppe frittellaro”. La tradizione nell’800 è talmente radicata tra il popolo che viene ricordata da poeti e scrittori come il Belli e Zanazzo, fino alla più recente preghiera a “San Giuseppe frittellaro” di Checco Durante del 1950.
Di quella che agli inizi del secolo Giggi Zanazzo definiva “ffesta granne”, durante la quale i “cristiani battezzati” mangiavano frittelle e bignè a tutto spiano, è rimasto negli anni recenti solo un pallido ricordo nel quartiere Trionfale. Momento clou della festa, che prevedeva anche cerimonie religiose e spettacoli musicali in Piazza della Rotonda, era l’invasione nelle strade dei friggitori, con i loro “apparati, le frasche, le bandiere, li lanternoni, e un sacco de sonetti stampati intorno ar banco, indove lodeno le fritelle de loro, insinenta a li sette cèli”. Il testo dei cartelli osannava i miracolosi poteri dei dolci venduti: “E chi vuol bene mantenersi sano / di frittelle mantenga il ventre pieno”, in grado di far tornare la vista ai ciechi, la parola ai muti e persino di far camminare gli storpi… nemmeno una parola però rispetto agli effetti di queste “abbuffate” sul fegato!