Cenni sulle prime conferenze in Italia (1836-1899)

Conferenza di San Vincenzo de Paoli

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Giovedì 30 maggio 2013, 10.30

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In considerazione della frammentarietà e dell’esiguità delle fonti esistenti, la ricostruzione della nascita delle prime conferenze in Italia presenta delle lacune, anche significative. Si è ritenuto comunque importante, in questa sede, illustrare, seppur sommariamente, la prima diffusione della San Vincenzo in Italia.

Il primo tentativo di fondazione di un nucleo della San Vincenzo in Italia fu fatto a Roma dove il pittore lionese Louis Janmot, amico di Federico Ozanam, in viaggio di studio nelle città d’arte italiane, riunì nel 1836, un gruppo di persone con lo scopo di visitare i francesi poveri ricoverati negli ospedali romani.
Non sono stati trovati documenti diretti riguardanti questo gruppo, se non una lettera di Federico Ozanam, del 13 novembre 1836, indirizzata all’amico pittore: “Voi avete già fatto un’opera eccellente fondando là una Conferenza e vi siete fatto guidare da un ammirevole istinto quando le avete dato per scopo la visita dei francesi poveri negli ospedali romani“.
Il gruppo romano, tuttavia, composto unicamente da cittadini francesi, non può essere considerato una vera e propria conferenza, sia a causa dell’inesperienza dei suoi membri, sia perché non seguiva con fedeltà le linee guida della Società ed infine perché cessò l’attività dopo pochi mesi a causa dell’epidemia di colera che sconvolse la capitale.
Fu solo alcuni anni dopo, nell’inverno del 1842, che le predicazioni del gesuita Padre Gustave De Ravignan, a Sant’Andrea delle Fratte, suscitarono la nascita vera e propria della San Vincenzo. Furono due le Conferenze che si formarono, una composta da francesi residenti a Roma, che faceva capo alla chiesa di San Luigi dei Francesi, l’altra, composta da patrizi romani, presso la chiesa di San Carlo al Corso.
Nel 1845 si ebbe la consacrazione dell’attività da parte della Santa Sede, con due Brevi Pontifici di Papa Gregorio XVI, il primo del 10 gennaio ed il secondo del 12 agosto, che concesse particolari indulgenze plenarie ai soci e ai benefattori della Società.
Nel 1850 si registrò una crescita di associati senza precedenti: furono costituite tre nuove conferenze, quella del Gesù, quella di San Lorenzo in Lucina e quella di San Nicola degli Innocenti.
Pochi anni dopo la fondazione delle prime conferenze romane, nel marzo del 1844 venne fondata a Nizza Marittima, allora territorio dello Stato sabaudo, una nuova conferenza. Seguì, nel 1846 una nuova fondazione a Genova. Fu il nobiluomo ligure, il conte Rocco Bianchi di Lavagna, a convocare nella propria abitazione, il 16 febbraio 1846, il gruppo promotore della San Vincenzo genovese. Attorno al conte si riunì l’aristocrazia genovese ed alcuni alti ecclesiastici liguri; il conte venne nominato Presidente, carica che mantenne fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 1889.
Le adunanze nel capoluogo ligure vennero però presto sospese dall’Avvocato Fiscale Generale del re, che ingiunse alla Società di sciogliersi, esortando i soci ad aggregarsi ad altre opere pie, finché l’intervento di un altolocato personaggio, il marchese Antonio Brignole Sale, ex ambasciatore piemontese presso il Re di Francia, indusse il Governo a concedere l’autorizzazione all’attività.
Nel mese di settembre 1851 venne aggregata al Consiglio generale di Parigi una seconda conferenza genovese, quella dei Diecimila Crocifissi, sorta nei sobborghi della città ligure; quindi, nel corso del 1852, vennero aggregate le conferenze della Natività e di Nostra Signora della Consolazione nel capoluogo, ed in regione quelle di Sestri PonenteSavonaAlassio Varazze.
Il gruppo genovese prese subito la guida di tutto il movimento vincenziano italiano e divenne, nel 1852Consiglio Superiore con giurisdizione sulle conferenze liguri e su quelle piemontesi.
Nel 1853 vennero aggregate ancora altre conferenze liguri, San Pier d’ArenaPorto Maurizio e Diano Castello.
L’influenza della conferenza genovese non si limitò alla sola Liguria, fu un faro per tutta la nuova San Vincenzo della penisola. Nel 1852 curò la traduzione italiana del Manuale della Società di San Vincenzo de’ Paoli e nel 1855 iniziò la pubblicazione del Bullettino della Società di San Vincenzo De Paoli.
La conferenza di Genova ricevette poi l’incarico di costituire l’archivio dei verbali di riunione di tutti i Consigli Superiori d’Italia.

L’eco delle attività della conferenza di Genova si sparse nell’entroterra ligure e non solo, giungendo nel dicembre del 1849 Ovada. Fu ancora conte Rocco Bianchi a fondarvi una conferenza, la prima quindi del Piemonte. Fu l’inizio della grande diffusione che ebbe la San Vincenzo in Italia ad opera della conferenza di Genova, guidata dall’infaticabile conte Bianchi, grazie anche al fatto che dopo i moti, le rivoluzioni e le guerre del 1848-49, gli stati italiani stavano attraversando un periodo di relativa calma.
Il 13 maggio del 1850 poi il conte venne a Torino e, dopo aver coinvolto alcuni notabili locali, partecipò alla riunione di fondazione della prima conferenza del capoluogo subalpino presso la chiesa dei Santi Martiri.
Qualche mese prima, nel gennaio del 1850, venne fondata la prima conferenza dello Stato Pontificio fuori Roma, quella di Ancona. Nelle Marche la San Vincenzo fu portata da un francese, ma anche la presenza del conte Bianchi fu determinante.
Nello stesso anno vide ancora la luce un’altra conferenza nello Stato Pontificio, quella di Bologna, fondata da Francesco Gualandi ed i suoi fratelli e dal pittore Alessandro Guardassoni, di ritorno dalla Francia dove avevano conosciuto le opere della San Vincenzo parigina.. La conferenza venne eretta il 16 giugno 1850 presso la parrocchia di San Martino, cui seguì una seconda, il 31 maggio 1852, nella parrocchia di Sant’Isaia.
Il “Rapporto generale delle Conferenze di San Vincenzo per l’anno 1850″, indicava per l’Italia tre conferenze negli Stati della Chiesa: le due di Roma e quella di Ancona (non veniva ancora menzionata Bologna) e 5 negli Stati Sardi: Genova, Ovada, Torino e quindi Nizza e Chambery.
L’anno successivo, il 5 agosto 1851, seguì la fondazione della conferenza di Osimo, nelle Marche.
In Romagna, la prima conferenza fu quella di Rimini, che vide la luce nel 1854.
L’anno successivo, il 22 agosto 1855, venne fondata la conferenza di Forlì, che venne intitolata a San Tommaso, vescovo di Canterbury. Tale conferenza, tuttavia, non ebbe lunga vita: a seguito dell’annessione delle Romagne al Regno d’Italia nel 1860, sorsero incomprensioni e sospetti ed i nuovi governanti locali ne intimarono lo scioglimento.
Ancora nello Stato Pontificio, nel febbraio 1856, venne aggregata la conferenza di Senigallia cui seguì quella di Ferrara nel mese di settembre.
Nel Granducato di Toscana, la prima conferenza fu fondata a Livorno nel 1851; fu ancora il conte genovese a mettere le premesse per la fondazione della conferenza.
Successivamente, nel 1852 nel Granducato, si aggiunsero le conferenze di Pisa e di Pontedera, quindi quelle di Firenze e di Prato poi, qualche anno dopo, quelle di Volterra e Portoferraio.
Nell’aprile del 1856 venne aggregata la conferenza di Arezzo, in giugno quella di Cortona ed in settembre quelle di San Casciano e Pistoia.
Nel 1851, nel Ducato di Modena, fu invece il vice presidente del Consiglio Superiore di Genova, il marchese Cambasio, coadiuvato dal cognato, il conte Giuseppe Forni, Ministro degli Affari Esteri del Ducato, a fondare la prima conferenza nel capoluogo.
L’anno seguente, nel 1852 Milano, ancora il conte Rocco Bianchi fu uno dei fautori della fondazione della prima conferenza, che fu dedicata all’Immacolata. Per ben due volte tale conferenza venne sciolta dal governo austriaco, per il timore di moti sovversivi, finché nel 1854 con la nomina a presidente del conte Giovanni di Somaglia ed a seguito di una formale domanda di autorizzazione a tenere le riunioni al Ministero degli Interni del Regno Lombardo-Veneto e con l’appoggio dal Governatore austriaco di Milano, la conferenza poté operare alla luce del sole 1852. IN Lombardia seguirono poi le conferenze di Lodi Monza, sempre grazie all’intervento del conte genovese.
Nel 1857 venne istituito il Consiglio Particolare di Milano che ebbe come presidente il conte Giovanni Melzi d’Eril.
Nel 1853, in Piemonte venne fondata la conferenza di Alessandria grazie all’iniziativa di Francesco Faa’ di Bruno, ancora sotto la regia del conte Rocco Bianchi.

In Sardegna il primo gruppo vincenziano vide la luce nel 1854 a Sassari; l’anno seguente seguì la conferenza di Alghero.
Nel Ducato di Parma e Piacenza, la prima conferenza aggregata al Consiglio Generale di Parigi fu nel 1854 quella dell’Assunta, a Parma, cui, si affiancò nel 1857 quella dell’Annunziata. Venne quindi istituito un Consiglio Particolare alla cui presidenza fu chiamato il marchese Francesco Pavese Negri. Nel giugno 1856 venne fondata la conferenza della Vergine Immacolata a Piacenza.
Nel 1854 le conferenze in Italia raggiungevano il numero di 77 ed erano presenti in molti centri della penisola centro-settentrionale: in 27 città degli Stati Sardi, di cui 8 in Piemonte e 19 nel ducato di Genova, (che comprendeva anche Novi Ligure ed Ovada) in 3 città del ducato di Modena ed in due del ducato di Parma. Poi in 15 città dello Stato Pontificio, in 5 città del Granducato di Toscana, quindi a SassariMilano e Venezia.
Per quel che riguarda la conferenza di Venezia, non si sono trovate indicazioni esatte circa la data di fondazione, ma solo, sul Bullettino, alcune notizie successive al 1854 che attestano l’esistenza di un Consiglio Particolare nella città lagunare.
Nel Bullettino del 1856 compariva l’approvazione, da parte del patriarca di Venezia, dell’istituzione della conferenza di S. Maria del Giglio e di quella di San Pro di Castello.
Nel gennaio 1856 a Bologna, nella chiesa di San Martino, undici donne, che l’anno precedente avevano aiutato la conferenza di San Vincenzo durante l’epidemia di colera, assistendo le donne rimaste vedove o orfane, che secondo gli usi del tempo non potevano essere visitate dagli uomini, per non disperdere il gran lavoro svolto, dettero vita al primo nucleo di conferenza femminile.
Nel 1857, nel Veneto, fu la volta di Verona: il 4 agosto di quell’anno venne fondata, nella parrocchia del Duomo, la locale conferenza. Presidente fu eletto il signor Giuseppe Kozwara. Il 21 febbraio 1859 venne fondata una seconda conferenza che fu posta sotto il patrocinio di San Luca.
Alla fine del 1861, esistevano cinque Consigli Superiori: quello di Genova, con 42 conferenze in 32 città (questo consiglio comprendeva, oltre alle conferenze di Novi Ligure ed Ovada, anche quella di Voghera), quello di Torino, con 36 conferenze in 28 città, il nuovo Consiglio Superiore di Venezia, con conferenze in 29 città ed altre 10 nel Veneto, quello di Roma con conferenze in 16 città ed infine quello della Toscana con conferenze in 15 città. Otre i 5 Consigli Superiori, c’era poi il consiglio Particolare di Milano, con 6 conferenze in città ed altre 5 nel circondario. Le conferenze delle altre regioni italiane erano raggruppate sotto Consigli locali come negli anni precedenti.
Nell’Italia meridionale, la prima conferenza sorse ad Alcamo, probabilmente nel 1863, grazie al Consiglio Superiore di Roma, ma mancano documenti comprovanti la data esatta di fondazione.
Nel 1867 il Bullettino segnalava ancora cinque Consigli Superiori: Roma, Firenze, Genova, Torino, e Venezia, un consiglio Centrale a Bologna un consiglio Particolare a Milano con le altre conferenze raggruppate solo per Diocesi.
Ancora nel mezzogiorno seguì poi la fondazione di una conferenza a Napoli, costituita con l’aiuto del Consiglio Superiore di Roma nel 1871, cui ben presto ne seguirono altre quattro. Nel 1875 le conferenze urbane della città partenopea raggiungevano il numero di dodici.
La causa del ritardo dell’insediamento delle conferenze di San Vincenzo nell’Italia meridionale sarebbe dovuta principalmente ad una mentalità “borbonica” ancora ben radicata nelle classi dirigenti, derivante dalla politica assolutista e fortemente conservatrice del Regno di Napoli, diffidente verso i nuovi movimenti di stampo laicale. Per questi motivi le conferenze di San Vincenzo, come d’altra parte l’intero movimento cattolico, si svilupparono al sud, in maniera molto lenta, e comunque solo dopo il 1870.
In Campania vennero poi fondate conferenze negli anni ottanta, a San Diego nel 1881 ed a Mugnana nel 1884. Quindi negli Abruzzi all’Aquila ed in Sicilia, aMessina nel 1884, e Calatafimi nel 1895. Nel resto del mezzogiorno a San Nicola di Bari nel 1896, Lecce nel 1897 e Reggio Calabria nel 1899.